Domani

 

Domani vorrei avere ancora nel cuore queste emozioni.

 

Lindbergh

Non sono che il contabile
dell’ombra di me stesso
se mi vedete qui a volare
è che so staccarmi da terra
e alzarmi in volo
come voialtri stare su un piede solo
difficile non è partire contro il vento
ma casomai senza un saluto.

Non sono che l’anima di un pesce
con le ali
volato via dal mare
per annusare le stelle
difficile non è nuotare contro la corrente
ma salire nel cielo
e non trovarci niente.

Dal mio piccolo aereo
di stelle io ne vedo
seguo i loro segnali
e mostro le mie insegne
la voglio fare tutta questa strada
fino al punto esatto
in cui si spegne
la voglio fare tutta questa strada
fino al punto esatto
in cui si spegne.

(Ivano Fossati)

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A Mario

Stanotte ho fatto un sogno invero strano, ohibò (dopo l’invero, bisogna sempre usare ohibò – MM non divagare!).


Mi trovavo a un concerto di Claudio Villa. Sul più bello il Reuccio attacca con un suo cavallo di battaglia: la celeberrima Binario.
Solo che il testo era diverso. E anche il titolo. 

La canzone faceva pressapoco così:

Bancario

Vecchio professore
che serio te ne stai
dimmi come mai
non vedi che il mio sogno
fugge via lontano
e lo inseguo invano
Ferma tu quel PIL
che muoio di dolore
fallo per favore
fa ch’io possa rivedere il sol.

Bancario triste e solitario
tu che portasti via
colla scusa della crisi
la giovinezza mia.
Odo ancora lo stringer della cinghia
ora vedo allontanarsi il sogno
della pension
che se ne va.
Bancario
freddo ragioniere della vita
per noi è finita.

Odo ancora lo stringer della cinghia
ora vedo allontanarsi il sogno
della pension
che se ne va.
Bancario
freddo ragioniere della vita
per noi è finita.


Bancario bancario bancario.

Sarà stata la musica, sicuramente la voce di Claudio, ma a me è piaciuta.

MaCheMusicaMaestro

Certi giorni mi sento la testa leggera, che vola, e non riesco a concentrarmi su niente.
Vi vorrei raccontare quello che mi è successo giusto stamattina: giornata clou per me, come leggerete fra poco.
Ho avuto un incontro con alcuni importantissimi – almeno a parer loro – rappresentanti delle forze politiche della zona a cui ho illustrato uno studio, che mi ha portato via circa un mese di lavoro e il 95% della mia materia grigia, già esigua.
Sapevo cosa sarebbe successo, i sintomi erano già presenti al mio risveglio.

Mi sono sforzato di memorizzare tutto, per poterlo poi raccontare. Riporto solo l’inizio del mio intervento, perché secondo me, basta per rendere il concetto.
Tenete duro, prendete fiato e … via!


Buongiorno, vedo che siete numerosi.

Permettetemi un saluto particolare all’illustrissimo Assessore, ciao.
Voglio mostrare, a te e ai tuoi colleghi, l’ultima mappa di tutti i tuoi nei, in ordine di tempo, e – ancora mi viene da star male – delle aree abbandonate, e mai curate: risulta evidente la crescita, l’espansione che si è avuta negli anni.
Osservate la parte in alto: una zona degradata, potenzialmente pericolosa per la cittadinanza
– son tonnellate le cose non dette.
Gli abitanti la evitano: se ne vanno via e non tornano più; il residente – sia che migri verso quote più normali, meno elevate, cercando nuovi spazi, sia che decida di restare lontano in silenzio a guardare –  comunque che aspettative può avere?

Questo si materializzava nella mia testa, intanto che il discorso fluiva dal cervello alla bocca.
Quello che dicevo, fortunatamente era diverso. Le derive musicali, le strofe, i ritornelli di tutte le canzoni che affollano da sempre la mia mente, e che si inserivano di prepotenza nella logica del discorso, rimanevano inespresse. Ma a che prezzo! Una faticaccia.

Per completezza d’informazione, ripeto l’incipit della relazione, riducendo quanto è inciampato nei denti e non ho pronunciato.

Buongiorno, vedo che siete numerosi.
Permettetemi un saluto particolare all’illustrissimo Assessore, ciao.

Voglio mostrare, a te e ai tuoi colleghi, l’ultima mappa di tutti i tuoi nei, in ordine di tempo, e ancora mi viene da star male delle aree abbandonate, e mai curate: risulta evidente la crescita, l’espansione che si è avuta negli anni.
Osservate la parte in alto: una zona degradata, potenzialmente pericolosa per la cittadinanza Son tonnellate le cose non dette. 
Gli abitanti la evitano: se ne vanno via e non tornano più; il residente – sia che migri verso quote più normali, meno elevate, cercando nuovi spazi, sia che decida di restare lontano in silenzio a guardare – comunque che aspettative può avere?

 
Capite lo sforzo che devo fare per mantenere un minimo di coerenza? Concentrato sul discorso e attento a filtrare tutte le colonne sonore non richieste.
Comunque, alla fine di tutta la relazione il pubblico
ha applaudito, ignaro dei cortocircuiti musicali presenti nella mia testa. 
In cuor mio ho dedicato l’applauso ai vari  Giovanotti, Litfiba, Ruggeri, Battiato, Negramaro e a tutti gli altri musicisti che, da sempre, mi accompagnano.

Emozioni, forti

Ho voluto vedere se, guidando a fari spenti nella notte, è poi tanto difficile morire.
Sono abituato, però, a calcolare bene i rischi; quindi ho fatto la prova di giorno, in bicicletta, con il fanale acceso, nel cortile.
Devo dire che è andata bene.
Domani proverò a prendere a pugni il primo scortese che incontrerò; ovviamente con le dovute cautele, del tipo: proprio pugni no, probabilmente lo prenderò in giro, ma sottovoce, e non subito; magari aspetterò di essere a casa, in camera mia, con le finestre ben chiuse.
Certo, poi arrivano di quelle botte di adrenalina che tengono sveglio tutta la notte.