Breve guida zen alla manutenzione del figlio – 1

Spiegare, senza usare le mani, che per avere la sufficienza in una materia non è consentito sommare i voti di 3 verifiche.

Far capire, in modo calmo e pacato, che se la professoressa assegna un tema dal titolo: ”Parla del tuo migliore amico” non è permesso cavarsela con un lapidario “Io non ho amici”.

Chiarire  che, se  anche non si dà il mangime ai pesci alle 03.50 AM, questi sopravvivono. E che al limite, se proprio muoiono di inedia, si può rieseguire la App.

Incoraggiarlo ad andare dal soggiorno alla cucina senza usare il navigatore del cellulare.

Spiegare che non si può restituire il cellulare solo perché a 130 chilometri da casa non aggancia la wireless domestica.

Informare che l’uso contemporaneo di telefono, televisione e Nintendo, in presenza dei genitori, può provocare lesioni al fondoschiena.

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Scia d’ombre

Paolo, seduto in seconda classe sul regionale Salerno-Potenza, sta tornando a casa.
Un’altra settimana di lavoro è finita, volata via come tutte le altre. Dopo sette giorni passati nella confusione di Salerno, non vede l’ora di rientrare al Rione Montereale, frazione a due passi dalla Stazione di Potenza Centrale.

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Non è mai troppo presto

Oggi sono contento.
Perchè? mah, in sostanza perchè sono vivo e cerco di godermi ogni istante che passa.
Quando sono in questo stato d’animo magico, il mio buon cuore trabocca di ringraziamenti verso tutti quelli che, volenti, nolenti o inconsapevoli, hanno collaborato a farmi vivere questi sentimenti. Anche voi, quindi, cari amici di penna.

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Cera fusa

Non so cosa m’è preso. Stavo guardando la televisione, coricato sul divano in soggiorno, quando mi è venuto in mente di controllare il mio cassetto dei segreti. Così sono andato in camera, mi sono seduto davanti al comodino, ho tolto il cassetto e me lo sono appoggiato sulle gambe.
E’ pieno fino all’orlo; neanche mi ricordavo di aver così tanti segreti.
Devo fare un po’ di pulizia.
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Eppure

Spettatori distratti, attratti
dal buio in fondo alla scena,
attori cui sfugge il senso e la trama,
siamo orme che durano il tempo di un’onda
disegnata da un tiro di sasso lontano.

Eppure basta lo sguardo di un bimbo,
risonanza profonda a ricordi lontani,
che il tempo, discreto, si ferma
e l’eterno ci sfiora le mani.